27/05/2019

INTERVISTA A PERFIGLI DI FIGHT ZONE

Proseguiamo la nostra serie di interviste con i giornalisti ed i blogger che forniscono ai tanti fans italiani degli sport da combattimento le informazioni che cercano sui loro sport preferiti.

Oggi abbiamo incontrato Daniele Perfigli, da un anno direttore di http://www.fightingzone.it il più “giovane” dei blog di settore italiani ma che si avvale delle collaborazioni di importanti maestri e che sta rapidamente conquistandosi sempre più spazio tra la community dei fans, grazie anche all’aver più volte criticato eventi ed organizzazioni senza troppi giri di parole.

Daniele, sei in contatto con tanti addetti ai lavori, ti aspettavi lo sbarco di Bellator a Milano?

“Sinceramente no. Avevo elementi che mi facevano credere in un nuovo evento italiano di questa grande promotion ma non avevo proprio idea del dove e del quando. Ritengo che il management abbia fatto un’ottima scelta optando per il capoluogo lombardo, perché credo che Milano sia la piazza più importante per gli sport da combattimento in Italia, con una lunghissima tradizione di grandi eventi alle spalle. Spero solo, lo dico molto chiaramente, che non si verifichino nuove guerre tra organizzatori e federazioni per boicottare l’evento. Manifestazioni di questa portata sono un bene per tutto il movimento”.

Che opinione hai di Bellator e dei suoi eventi italiani?

Prima di tutto sono molto felice che Bellator adotti la formula della Kickboxing e delle MMA nella stessa serata, quando venne annunciata la prima volta fui subito a favore. In secondo luogo mi sento di dire che finora tutti gli eventi che la promotion americana ha organizzato nel nostro Paese sono stati molto belli. Terzo e non ultimo aspetto da sottolineare è che il fatto che una top promotion mondiale ormai da tre anni abbia deciso di avere una presenza stabile in Italia sia un grande segnale di fiducia nel potenziale del nostro “mercato”. Parlo ovviamente di riscontro economico per gli americani ma allo stesso tempo di una porta che si spalanca per i nostri atleti verso grandi opportunità per le loro carriere”.

Inevitabilmente i fans hanno subito scatenato il dibattito su chi dovrebbe essere inserito nella card della serata…

“Io credo che sia giusto prima di tutto riproporre tutti gli atleti che hanno vinto nell’edizione precedente a Genova, fatti salvi ovviamente eventuali loro impedimenti contrattuali subentrati nel frattempo. Come new entry personalmente ritengo che, nelle MMA, debba sicuramente essere chiamato Stefano Paternò. Un altro atleta che invece per me deve avere ancora la sua grande occasione è un peso massimo, Matteo Riccetti. Passando invece alla Kickboxing credo che ci sarebbero moltissimi atleti ugualmente meritevoli. I primi che mi vengono in mente sono Jordan Valdinocci, atleta già di grande esperienza internazionale, Enrico Carrara che ha già combattuto e vinto nella scorsa edizione a Genova e Davide Armanini che abbiamo già ammirato nell’edizione romana di Bellator”.

Sta aumentando il numero di atleti italiani sotto contratto nelle top promotions mondiali. Credi che loro, e più in generale tutto l’ambiente, sapranno sfruttare al massimo questo momento?

“Stiamo vivendo secondo me un cambio generazionale. Fino ad oggi abbiamo avuto la figura unica del maestro/manager che si occupava non solo di preparare il fighter ma anche di trovargli i match. Purtroppo erano e sono pochi quelli in grado di farlo veramente e spesso si finisce col mettersi totalmente nelle mani delle federazioni che però gli trovano match solo nei loro eventi limitandone così le opportunità. Molti più in generale non sanno promuoversi, non lavorano per crearsi una fan base con i social ad esempio. Nelle MMA ultimamente abbiamo invece l’eccesso opposto. Siamo arrivati ad avere atleti alle prime armi che già si cercano il manager quando in realtà il loro target è ancora l’evento locale e che finiscono per subire un effetto boomerang da queste scelte, ad esempio perdendo occasioni di combattere perché il loro manager avanza richieste economiche eccessive”.

Che sviluppo vedi per Bellator in Europa ma soprattutto in Italia?

“Credo che in Europa abbia davanti un potenziale mercato vastissimo, penso in primo luogo ai paesi dell’Est. Sull’Italia ammetto invece di essere meno ottimista ma non per problemi intrinsechi a Bellator quanto invece per le caratteristiche stesse del nostro Paese. Negli ultimi tempi abbiamo avuto un calo di presenze nei maggiori eventi nazionali e, anche se è vero che oggi quello che conta veramente è la copertura TV, si tratta di un brutto segnale. Parlando poi proprio di TV mi sembra che la nostra copertura sia ancora molto scarsa e di solito non vedo nemmeno pubblicità in giro nelle città che ospitano eventi di sport da combattimento. Resta poi secondo me anche un pregiudizio perbenista da parte di molti verso i nostri sport. Credo che per “sfondare” ci vorrebbe un super campione italiano che fosse anche un “personaggio” nel senso mediatico del termine.

Secondo te quali sono i problemi principali degli sport da combattimento in Italia?

“Io vedo intanto poca abitudine all’onestà intellettuale. Intendo dire che tutti nell’ambiente presentano sempre i match come grandi combattimenti anche quando non lo sono; gli avversari dei loro atleti come grandi campioni quando invece si tratta di atleti mediocri. Io ho provato a parlare chiaro con gli articoli su Fight Zone e hanno cominciato a farmi la guerra per questo.

Mi sento invece di dire che il livello tecnico continua a crescere ed è un’ottima cosa anche se, per gli atleti che puntano a risultati di livello mondiale, credo che per il momento sia ancora meglio andare ad allenarsi all’estero dove possono farlo con atleti del loro livello. In Italia poi c’è sempre il problema che la gran parte degli eventi organizzati sono studiati solo per far vincere gli atleti di casa e far pubblicità alle loro palestre, questo è un ostacolo per la carriera di un fighter. Fortunatamente la presenza di Bellator ci permette di avere una organizzazione che ragiona solo nell’ottica di organizzare un grande evento in sé e per sé e non una vetrina per un team o una federazione”.