06/04/2020

PIETRO PENINI CI PARLA DEL SUO FUTURO IN BELLATOR

“King Kong” ci ha raccontato quali sono i suoi obiettivi e come si sta preparando per raggiungerli

Come è ormai noto anche Pietro Penini è un fighter del roster Bellator. L’atleta veronese ha infatti recentemente firmato un contratto multifight con la nostra promotion. Come è logico non è ad oggi possibile parlare di una data per il suo nuovo match che non sarà comunque l’esordio di “King Kong” nella gabbia circolare. Era stato infatti chiamato lo scorso autunno per combattere contro Charlie Ward a Bellator Londra. La chiara vittoria ai punti sull’ex UFC della SBG Ireland che arrivava da 4 vittorie per Ko nella promotion è stata ovviamente determinante per il futuro del portabandiera della Fight House Verona. Ad oggi Pietro ha un record pro di 9 vittorie, 1 sconfitta, 1 pari ed 1 No Contest. È in striscia vincente da 3 match, l’ultimo è stato proprio quello di Londra con Ward. Ha ottenuto 3 vittorie per Ko e 2 per finalizzazione mentre l’unica sconfitta è arrivata per arresto medico a seguito di ferita. È stato campione ICF e Venator. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente nella sua Montorio Veronese per parlare un po’ della sua carriera e del prossimo futuro.

Ciao Pietro e benvenuto in Bellator. Ci racconti intanto come procede la tua “quarantena”? Qualcosa ce lo hai mostrato nei takeover sulla pagina Instragram di Bellator Italia.

Ciao e grazie. Si come dicevi per fortuna ho abbastanza spazio qui a casa e mi sono attrezzato con quanto più materiale possibile: sacco, tatami, bilancieri,… sono anche un atleta abituato ad allenarsi da solo quindi posso tranquillamente dire che anche in queste condizioni riesco a spingere bene. Mi sento preparato. Prima della pandemia avevo dato la disponibilità immediata a combattere. Con lo stato attuale di forma invece potrebbe bastarmi un mese dalla ripresa degli allenamenti in palestra per essere pronto ad un match 3x5”.

La chiamata per Ward prima ed il contratto adesso che cosa significano per te e, parlando più in generale, cosa rappresentano per un fighter italiano di MMA?

“Per me quello a Londra è stato il primo match in una top promotion mondiale. Per quanto potessi credere in me stesso nulla di quello che avevo fatto fino ad allora era paragonabile ad un match in Bellator. Allo stesso tempo mi sentivo tranquillo, ho sempre sentito che avrei combattuto e vinto come poi ho fatto. Ho anche pensato di poterlo mettere Ko al 2 round ma Ward ha un mento davvero incredibile. Dopo la vittoria certamente mi aspettavo una nuova chiamata ma non era affatto scontato che accadesse. Mi sento di dire che è stata conseguenza della vittoria in un match perfetto preparato in modo perfetto da ogni punto di vista. Riguardo invece a cosa significhi essere in Bellator per un atleta italiano ritengo che rispetto al 2013, quando ho fatto il mio primo match, oggi ci siano molte più possibilità per chi vuole fare MMA da pro nel nostro Paese grazie ai maggiori investimenti delle promotion in Italia e su gli atleti italiani. Chiaramente in questo discorso Bellator ha un ruolo preminente anche perché ti può far combattere, come nel mio caso, in eventi esteri contro atleti già di nome”.

Tu hai firmato per i Medi, una categoria con molti atleti di livello nella promotion, ti aspetti di trovare vita difficile?

“È sicuramente una categoria con molti ottimi fighters ma a parte i top della categoria come Mousasi non vedo atleti imbattibili. L’esordio con Ward mi ha dato molto autostima perché lo vedo come un atleta della fascia alta della divisione”.

Come fighter come ti piace descriverti?

“Essendo partito da subito con le MMA senza aver mai prima praticato nessun sport da combattimento non ho un background specifico quindi mi considero un fighter all around. Mi son sempre preoccupato di non avere lacune in tutte le componenti del combattimento. Se devo dire il modo che più mi piace di affrontare i match dico lo striking ma non mi definirei uno striker in senso stretto perché non ho nessun problema anche a lottare in piedi o a terra”.

Con l’entrata in Bellator passerai al professionismo a tempo pieno?

“Il nuovo contratto mi apre nuove prospettive da questo punto di vista ma devo dire che io già da tempo mi dedico solo alle MMA nella vita. Direi anzi che sin dall’inizio ho ragionato come uno che voleva diventare un pro di MMA nel vero senso della parola e mi sono comportato di conseguenza. Certo non è facile, se combatti in Italia non è possibile vivere solo di borse e sponsor però, facendo anche il personal trainer e l’istruttore (sempre di MMA), fino ad oggi sono riuscito a viverci. Del resto se qualcuno vuole far carriera in questo sport ma deve svolgere un lavoro pesante per diverse ore al giorno ovviamente non potrà ottenere il 100% dai suoi allenamenti e le sue potenzialità saranno limitate. Un vantaggio in tutto questo però c’è per i ragazzi che vogliono tentare questa strada. Rispetto ad uno sport come il calcio partono con una concorrenza numericamente molto più ridotta, quindi nella fase iniziale della carriera possono emergere più facilmente”.

Com’è strutturata la tua preparazione per un match?

“Io di base sono da sempre alla Fight House Verona dove mi alleno 2 o 3 volte ogni giorno. Poi da circa 3 anni, dopo il match vinto con Fusi, mi sono organizzato come fanno i pro all’estero. Intanto da allora ho Alex Dandi come manager e poi mi sono creato uno staff composto da un nutrizionista, che è il famoso Matteo Capodaglio, e dal mio preparatore atletico Matteo Conversi che vado a visitare per dei test ogni 20/30 giorni a Milano. In vista di un match faccio poi un training camp di un mese a New York al team Serra-Longo. Non lo faccio più però come una volta a ridosso del match ma preferisco rientrare in Italia un mese prima per le rifiniture e per non portarmi dietro gli acciacchi del camp. E poi periodicamente vado ad allenarmi dai miei amici del Gloria Training Center a Roma. Questi spostamenti sono utili sul piano della maturazione tecnica ma soprattutto sono necessari per potersi allenare con sparring di livello perché in Italia sono poche le palestre ad avere più di un atleta pro bravo mentre in America trovi team con anche 20 professionisti in palestra”.