04/04/2020

CRISTIAN BINDA: “HO SCONFITTO IL VIRUS”

Uno dei coach di 2 nostri fighter ci parla di MMA ma soprattutto di questo suo ultimo successo

Per chi ha memoria storica quello di Cristian “mano di pietra” Binda è un nome che si associa con la nascita delle MMA in Italia. A fine anni ’90 è stato infatti tra i primi a dedicarsi a questo sport in Lombardia. Una passione nata durante il servizio militare nella Folgore quando un commilitone gli mostra le videocassette dei primi eventi americani di questo sport che all’epoca non si chiamava nemmeno così. Cristian, già praticante di boxe e kickboxing, si appassiona subito ma al rientro nella sua Erba non ha nessuno con cui potersi allenare. Sarà solo qualche anno dopo, grazie all’incontro con un altro pioniere Ivan Serati, che potrà dedicarsi davvero allo sport che ha segnato la sua vita. Una carriera durata 10 anni la sua nella quale ha incontrato gente come Brad Pickett, Massimo Rizzoli (oggi coach della nostra Chiara Penco) e un mito delle MMA, Masakazu “shikan Judan” Imanari, l’inventore della tecnica che porta il suo nome, l’Imanari roll.

Da 4 anni Cristian gestisce la top level gym di Erba (Como) insieme ad un altro fighter che abbiamo potuto già ammirare 2 volte a Bellator, Andrea Fusi. Ma da lui si allenano anche due atleti del roster della nostra promotion, Alessandro “bad” Botti e Daniele “scat” Scatizzi, anche se come vedremo la filosofia di “mano di pietra” è quella della massima libertà per gli atleti pro che alternano le loro basi di allenamento. Lo abbiamo contattato per questa intervista dopo aver saputo che, anche lui, è rimasto vittima del coronavirus, per fortuna però senza conseguenze gravi.

Ciao Cristian e benvenuto all’angolo del coach ma prima di tutto raccontaci come stai.

“Grazie, io adesso mi sento bene anche se è stata una brutta esperienza. Ho cominciato a sentirmi male il 10 marzo ma sono rimasto a casa perché i sintomi non erano molto gravi. Il 19 però sono peggiorato e sono andato in ospedale dove mi hanno ricoverato il giorno dopo. Ho iniziato una terapia con antimalarici ed antivirali del tipo usato per l’HIV ed il 22 è finita la febbre. Mi è rimasta però la polmonite anche se per fortuna, nonostante il dolore fortissimo al petto e le difficoltà respiratorie, non ho avuto bisogno dell’ossigeno. Ora sono ancora in ospedale pur sentendomi bene non assumendo più farmaci da ieri. Prima di tornare a casa dovrò fare una quarantena di 2 settimane e poi due tamponi per poter essere dichiarato ufficialmente guarito. Non so come sono stato contagiato ma mi conforta che per ora nessuno del mio team ha avuto sintomi del contagio, del resto abbiamo chiuso la palestra già a fine febbraio quando sono scattate le prime limitazioni per l’allerta epidemia”.

Siamo molto contenti che sia tutto finito e possiamo parlare di MMA. Non dei futuri match perché nessuno oggi sa quando si potrà tornare ad organizzare eventi ma vorremmo che ci raccontassi che tipo di coach sei e della preparazione che fanno Botti e Scatizzi da te e con gli altri tecnici.

“Si è abbastanza noto che loro si allenino con me ma anche con altri. Prima di tutto con Andrea Maniaci al Ramada ma anche in Irlanda e pure qui in Italia con altri coach. So che molti sono ancora legati all’idea che un atleta debba allenarsi con un solo maestro e dicono ai ragazzi “se vuoi venire qui devi lasciare dove vai adesso” o cose del genere. Io non sono così anzi, ritengo che non solo per loro due ma in generale per un atleta pro sia conveniente basarsi non su una ma su più palestre e su più tecnici. I vantaggi sono diversi. Intanto girando vari club si può fare sparring con molti più atleti con esperienze ed impostazioni differenti. Poi ci si può arricchire con nuove competenze tecniche trasmesse da altri coach e così, quando vengono da me, sono in grado di far crescere anche i miei allievi. Non da ultimo loro hanno anche i propri preparatori atletici e nutrizionisti, è bene che ognuno faccia ciò in cui è specializzato. Poi guarda, io credo che il tecnico conti per un 30%. Dà l’impostazione ma poi c’è la preparazione atletica e soprattutto il talento del fighter. In ogni caso io e loro siamo soprattutto amici ed è sempre un piacere allenarsi insieme. Questa è la mia metodologia, riguardo invece al lavoro strettamente tecnico coi miei allievi io, come dice il mio soprannome, nasco come striker ma negli anni mi sono evoluto tecnicamente. Oggi da me si lavora tanto di striking quanto di grappling e si cerca di valorizzare le caratteristiche dei singoli”.

Hai praticamente vissuto in prima persona tutta la storia delle MMA italiane, che immagine hai oggi di questo sport in Italia?

“C’è stata una grossa crescita e adesso si stanno stabilizzando. Io credo che sia un bel mondo quello delle MMA italiane, molto professionale, non è più come una volta con pochissime palestre e quasi niente eventi. Non so invece che crescita potremo avere ancora perché in Italia purtroppo il calcio si mangia quasi tutto il mercato dell’intrattenimento sportivo”.

In questo contesto che ruolo ha secondo te Bellator?

“Bellator è una schiacciasassi, nel senso buono ovviamente. Sono entrati alla grande nella realtà italiana e sicuramente saranno un traino per il movimento delle MMA tricolori anche perché adesso gli atleti buoni li abbiamo. Io poi conosco molto bene i membri dell’attuale staff, sono persone molto competenti e molto in gamba, credo che faranno crescere ulteriormente la promotion nel nostro Paese”.