24/10/2019

NICOLÒ SOLLI FIRMA PER BELLATOR

“The monkey king” ha sottoscritto un contratto per una serie di match nella nostra promotion.

Compirà 22 tra pochi giorni ma il biellese Nicolò Solli ha già alle spalle due match in Bellator, entrambi vinti per finalizzazione, L’ultimo lo abbiamo potuto ammirare meno di due settimane fa a Milano quando ha finalizzato al primo round l’inglese Daniel Cassell. La promotion si è così definitivamente convinta del suo grande potenziale ed ha deciso di ingaggiarlo non più per un singolo match ma con un contratto “multi fight”. Abbiamo quindi approfittato della sua presenza a Milano per precipitarci da lui e raccogliere i suoi commenti su questa grande svolta per la sua carriera.

Ciao Nicolò e due volte complimenti, per la tua splendida vittoria a Milano e per l’ingresso a pieno titolo nel roster di Bellator. Quando ti è stato proposto questo contratto e cosa hai provato quando hai ricevuto questa offerta?

“Guarda è stato doppiamente straordinario perché in pratica è accaduto subito dopo la fine del match all’Allianz Cloud. I manager della promotion me lo hanno comunicato tramite John Kavanagh, l’head coach del mio team, la SBG Dublino. Ero al settimo cielo, la ciliegina sulla torta di una serata perfetta! Poi ovviamente abbiamo definito i dettagli nei giorni successivi ed ora sono qui a raccontarlo”.

Ecco, torniamo un attimo alla magica serata di Milano, prevedevi di vincere così rapidamente?

“Non puoi mai fare certe previsioni su un match, posso solo dire che ero preparatissimo per quel combattimento sotto ogni punto di vista, tecnico, atletico e tattico. Avevamo studiato Cassell, il mio avversario, ed è stato tutto come ci aspettavamo tranne che sul piano strettamente fisico. Lui era più basso e più muscoloso di me e mi attendevo una grandissima forza fisica. In realtà si, era forte ma meno di quello che immaginavo. Per il resto invece nessuna sorpresa, si è comportato come avevamo previsto. Non voleva scambiare in piedi per via del mio notevole vantaggio nell’allungo (di 12 cm NDR) e dopo un paio di calci ben assestati al fegato ha spostato il combattimento al suolo dove io ho potuto far valere il mio grappling”.

Col management di Bellator hai già parlato, se non proprio della data, quantomeno del periodo in cui potresti sostenere il tuo prossimo match?

“No, questo è un tema che non abbiamo ancora toccato. Io vorrei tanto poter combattere prima della fine dell’anno e sarebbe perfetto farlo il prossimo 21 dicembre a Bellator Hawaii, posto meraviglioso e card spettacolare. Detto questo io combatto quando e con chi mi dicono i matchmaker della promotion”.

E ti senti già pronto per affrontare anche un fighter da Top Ten della categoria? O hai in mente un atleta in particolare col quale ti piacerebbe misurarti?

“Si, mi sento pronto anche per un atleta da Top Ten, anche se non ti saprei dire un nome in particolare, ci sono molti atleti davvero forti in Bellator nei Pesi Leggeri, mi va bene chiunque. Vedi io ho deciso di lasciare il mio paese per venire in Irlanda a lavorare duro e voglio combattere con atleti di livello per arrivare al top, il tutto però mantenendo l’umiltà e la testa bassa”.

Ecco, hai toccato un punto molto delicato. In Italia si dice che se qualcuno vuole sfondare in questo sport deve per forza trasferirsi in America perché solo lì si trovano palestre di un certo livello. Ultimamente però si stanno affermando realtà molto importanti anche in Europa, come appunto la SBG a Dublino dove ti alleni tu. Secondo te cosa ci manca per avere team come questi anche in Italia?

“Io penso che creare da noi una realtà come quella della SBG è prematuro anche se vedo che cominciano ad arrivare i risultati pure da chi si allena solo in Italia. Si può dire che rispetto a qualche anno fa il livello si è alzato molto e velocemente. Siamo sulla strada giusta, stiamo facendo vedere che non abbiamo nulla da invidiare agli altri ma all’estero hanno sempre una marcia in più. Continuo infatti a non condividere il pensiero di chi si allena solo in Italia. Penso che questi atleti debbano fare qualche camp all’estero, in primis per il livello degli sparring partner e poi per ampliare il loro bagaglio tecnico. Certo, è una strada difficile da percorrere, io riesco a vivere qui allenandomi a tempo pieno solo sopportando grandi sacrifici e con un po’ di aiuto da parte della mia famiglia. Sicuramente per iniziare questa avventura un ragazzo deve calcolare di investire qualcosa ma io lo dico sempre a tutti, sono investimenti che coi sacrifici vengono ripagati”.