30/08/2019

LUCA MAMELI: “BELLATOR CAMBIA LA VITA DI UN FIGHTER”

L’atleta bergamasco ci parla della sua carriera e del perché il match del 12 ottobre contro Pawel Szymanski sarà un punto di svolta.

Bergamasco, classe ’94, Luca Mameli del Supreme Fighting Team del M° Elio Pinto ha catturato l’attenzione di Bellator grazie ai suoi risultati, numerosi e prestigiosi nonostante la giovane età. Stiamo parlando di 8 titoli italiani, una medaglia d’argento ai mondiali WAKO Juniores 2012, un Bronzo ai Mondiali WAKO Senior nel 2013 e nel 2017 ed un altro Bronzo agli Europei WAKO Senior 2016. Attualmente è campione d’Italia WAKO pro di Kickboxing nella categoria – 63,5 KG. Lo abbiamo raggiunto nella sua Bergamo per parlare del suo match il prossimo 12 ottobre a Milano e di molto altro.

Ciao Luca e ben venuto nella famiglia di Bellator. Tu hai solo 25 anni ma hai già un palmares che farebbe invidia a tantissimi atleti che si ritirano a 40 anni. Posiamo ripercorrere i momenti cruciali del tuo viaggio nella Kickboxing?

“È stato grazie mia madre anche se dopo se ne è pentita” ci racconta ridendo. “È andata così. A 15 anni era da tempo che non praticavo nessuno sport. Un giorno lei arriva a casa con un volantino e mi dice: “visto che ti piacciono gli sport da combattimento almeno vai a fare Kickboxing. È così che ho cominciato, praticamente per caso. Mi sono però appassionato subito e dopo un anno di allenamenti ho esordito nelle gare light. A 18 anni sono entrato nella nazionale di kickboxing light juniores per passare poi ai senior l’anno successivo. Sono poi passato al contatto pieno rimanendo in azzurro per 5 anni ed ottenendo vari piazzamenti. Ad oggi ho disputato un totale di 42 match a contatto pieno con 33 vittorie (10 per Ko), 8 sconfitte ed 1 pari. Da pro invece il mio score per ora è di 9 match vinti e 2 persi con 4 ko al mio attivo”.

Sei entrato in una palestra senza particolare motivazione e dopo un anno hai dato inizio a quella che dopo poche stagioni si può già definire una grande carriera. Cosa è scattato nella tua testa che ha portato a questo cambiamento radicale?

“Me ne sono innamorato subito perché ho visto che in questo sport tutto dipende da te. Ti devi prendere da solo tutti i rischi, tutte le delusioni ma anche tutti i meriti”

Come abbiamo già detto tu hai partecipato a diversi eventi mondiali, con la nazionale e non. Rispetto a queste precedenti esperienze cosa ha significato per te essere ingaggiato da Bellator?

“Sono felicissimo di questa opportunità perché le grandi promotions americane come Bellator ti danno una visibilità mediatica che non è paragonabile a nessun’altro evento. Diventi famoso, popolare, cominci a ricevere messaggi dai fan e ad essere conosciuto anche tra gli addetti ai lavori a livello internazionale”.

Cosa sai del tuo avversario Pawel Szymanski?

Non lo abbiamo ancora studiato a fondo in palestra. Per ora stiamo lavorando sulla preparazione atletica e sul miglioramento di alcune tecniche. L’ho comunque visto combattere un paio di volte, è forte e mi piace il suo stile di combattimento”.

Lui è uno specialista della muay thai tradizionale tu della kickboxing, ti senti avvantaggiato da questo punto di vista?

“Guarda, credo che in realtà questo abbia dei pro e dei contro. Lui dovrà adattarsi alle regole e non usare i gomiti ed il clinch lungo, di contro l’essere abituato al clinch può essere vantaggio per lui perché potrebbe portarlo ad usare molto i colpi di ginocchio”.

La card di kickboxing del 12 ottobre a Milano è ormai quasi completamente nota. Scorrendo i nomi degli atleti che combatteranno all’Allianz Cloud quali match attirano di più la tua attenzione?

“In generale devo dire che è una grandissima card. Mi aspetto tanto da Allazov anche se a dire la verità quando ho cominciato a praticare questo sport mi piaceva guardare i video di Sudsakorn perché aveva uno stile divertente. In ogni caso sarà un grande match. Poi abbiamo il titolo tra Varga e Faustino. Non conosco bene il bolognese ma il canadese sì, è molto forte ed ha una tecnica molto bella da vedere. Tra i match internazionali poi sicuramente c’è da stare attenti a quello di Cangelosi con Kevin Ross. Shan ci mette sempre un grandissimo cuore. Un combattimento molto duro sarà anche quello tra Avogadro e Cecchetti, Avogadro è molto pericoloso col suo high kick. Mi incuriosisce poi molto il confronto tra Lichieri e Taras Hnatchuk. Li conosco bene e poi voglio vedere come si comporterà Lichieri che è salito di categoria passando dai 67 ai 70 kg”.

Abbiamo parlato in apertura delle tappe della tua ancora breve ma già ricca carriera. Se invece parliamo in generale della kickboxing in Italia cosa ti sentiresti di dire guardando indietro a quando hai cominciato?

“Sicuramente che siamo diventati uno sport più seguito e meno demonizzato, ora ti vedono come un vero atleta. Nelle palestre adesso arrivano mamme e ragazzini. Abbiamo superato certi pregiudizi insomma. Una cosa che invece non mi piace, ma qui andiamo nel tecnico, è che non ho ancora visto prendere dei parametri di giudizio sempre uguali nel valutare i match. Mi spiego, a seconda del periodo e del tipo di pubblico a volte vien dato più peso ai colpi a segno rispetto a quelli realmente efficaci che sono gli unici che secondo me andrebbero contati. In questo modo conta di più il volume dei colpi che non l’efficacia e devi cambiare la strategia del match. Questo aumenta anche l’importanza della preparazione atletica perché devi tenere sempre un ritmo molto alto, forse si fa così per cercare di piacere al pubblico”.