06/07/2019

A tu per tu con Enderson Bonat

BELLATOR KICKBOXING

32 vittorie (ben 20 delle quali per Ko), 10 sconfitte ed 1 pari. È questo il record attuale di Enderson Bonat, 27enne atleta dello Sporting Club di Garbagnate Milanese del Maestro Daniele Scravaglieri. Sabato 12 ottobre a Bellator Kickboxing Milano se la vedrà con Neguse Kebrome del team Marceddu.

Per presentarvelo abbiamo realizzato un’intervista doppia con lui ed il suo avversario che abbiamo pubblicato ieri. Ecco invece che cosa ci ha risposto “Endy”.

RACCONTACI QUALCOSA DI TE E COME HAI SCOPERTO GLI SPORT DA RING.

“Sin da piccolo ho sempre voluto essere una persona migliore e ho creduto che gli sport da combattimento fossero il sistema migliore per conoscere a fondo me stesso. Queste discipline ii formano e ti danno un carattere che ti accompagnerà e sosterrà per tutta la vita. Poi, praticando, mi sono appassionato sempre di più ed ho deciso di cominciare a combattere”.

COS’È BELLATOR PER TE E COSA HAI PROVATO QUANDO TI HANNO PROPOSTO IL MATCH?

“È sempre stato un circuito molto prestigioso a livello mondiale. Per me è un onore oltre che una grandissima occasione entrare a farne parte. Spero di poter finalmente dimostrare a tutti, anche a livello internazionale, quanto valgo veramente e proseguire la mia carriera verso nuovi traguardi”.

COSA SAI DEL TUO AVVERSARIO?

“Ne so poco ma il mio maestro Daniele Scravaglieri mi insegna a non sottovalutare mai il proprio avversario ed a prepararsi sempre a dovere per ogni macth”.

TU COME TI DESCRIVI COME FIGHTER?

“Mi ritengo un pugile che preferisce chiudere e scambiare alla corta distanza ma ogni avversario è diverso e ogni match va impostato in modo diverso”.

TU COSA PENSI DEL FATTO CHE QUELLA DI MILANO SARÀ UNA SERATA MISTA MMA E KICKBOXING, MOLTI HANNO STORTO IL NASO?

“Mi sembra una bella idea invece, son comunque due sport da combattimento. L’importante in ogni caso è dare spettacolo allestendo un evento che attiri e diverta il pubblico e credo che da questo punto di vista i due sport si completino a vicenda”.

HAI TOCCATO L’ARGOMENTO PUBBLICO. PUR AVENDO UN BUON NUMERO DI PRATICANTI GLI SPORT DA COMBATTIMENTO IN ITALIA NON HANNO ANCORA LA POPOLARITÀ CHE VEDIAMO IN ALTRI PAESI. SECONDO TE COSA CI MANCA PER SFONDARE?

“Credo che ancora oggi non veniamo visti come una disciplina costruttiva. Mi spiego. Molti per ignoranza pensano ancora che i nostri sport siano pericolosi e addirittura nocivi mentre invece è vero l’esatto contrario. Ci vogliono testa e dedizione per poter combattere”.

LA TUA PIU GRANDE SODDISFAZIONE IN CARRIERA?

“L’aver potuto combattere per il titolo mondiale in Marocco. Purtroppo l’avversario molto più esperto di me ma nonostante la sconfitta per me quel match è stato una grande lezione. Da allora ho assunto un altro atteggiamento nell’affrontare i combattimenti”.

OLTRE AL TUO MAESTRO CHI O CHE COSA SONO STATI FONDAMENTALI PER LA TUA CARRIERA?

“Devo sicuramente ringraziare Giuseppe Stallone per essermi sempre stato vicino e poi, non in ordine d’importanza, Angelo Valente, Luca Leva e Stefano Stradella perché mi han permesso di dimostrare ciò che valgo invitandomi sempre a combattere nei loro eventi”.