03/07/2019

WALTER PUGLIESI

“A GENOVA AVEVO VINTO IO” Il fighter Milanese ci parla a ruota libera dopo l’annuncio del tanto desiderato rematch con Andrea Fusi

Walter, si sapeva che ci tenevi moltissimo alla rivincita contro Andrea Fusi ma te lo aspettavi che Bellator la organizzasse?

“Guarda, per questo ci tengo davvero molto a ringraziare i tanti miei sostenitori che con la loro attività di supporto sui social si può dire che abbiano creato una campagna a supporto della mia richiesta di rematch con Fusi. Credo che sia grazie a loro che questo mio desiderio si è concretizzato. Io ci speravo tanto e ci credevo con tutto me stesso. Per me è importantissimo riaffrontare Fusi perché non credo di aver perso quel match. Ti spiego una cosa. Come è normale dopo Genova mi sono riguardato l’incontro nei giorni successivi. Quando un atleta perde al momento si arrabbia e spesso non gli sta bene il verdetto. Poi a freddo si riguarda il match e, quasi sempre, ammette di aver perso veramente. A me a dicembre è accaduto esattamente l’opposto. Appena finito di combattere mi sentivo sconfitto. Come ho già detto più volte avevo sbagliato il taglio del peso e non stavo bene, quindi ero profondamente insoddisfatto della mia prestazione e trovavo normale aver perso. Riguardandomi poi con calma l’incontro invece mi sono convinto che, nonostante non fossi al 100%, il verdetto doveva essere a mio favore”.

Tu in effetti sui social hai un numero di follower decisamente superiore alla media dei fighters italiani. Come hai creato questa fan base?

“Credo che dipenda dal fatto che sono sempre stato me stesso dentro e fuori i social. Non ho mai comprato un like e non credo che sia possibile diventare popolari cercando di sembrare qualcosa che non si è. Poi ho avuto anche la fortuna di conoscere alcuni cantanti che mi hanno inserito nelle loro storie. Uno di loro, Vacca, mi ha anche dedicato una canzone intitolata “Kraken”, il mio soprannome. La uso come entrance music”.

Cosa vuol dire entrare in Bellator per un fighter di MMA?

“La differenza fondamentale rispetto alle altre organizzazioni in cui ho combattuto prima è che sei in una top promotion mondiale. Qui ti puoi fare un nome ed aprirti la strada per il vertice mondiale di questa disciplina. È un punto di svolta, un trampolino che ti può proiettare molto in alto oppure farti cadere molto in basso”.

Quello di Milano sarà il settimo evento Bellator in Italia, credi che i benefici si siano visti per le MMA italiane?

“La presenza nel nostro Paese di una organizzazione di questo livello è una bellissima cosa per le MMA italiane. Io vedo sempre più gente che comincia ad apprezzare questa disciplina anche grazie a quanto si legano a dei fighter. A me ad esempio scrivono tantissimi ragazzi che hanno cominciato ad allenarsi dopo avermi visto. Certo servirebbe un po’ più di attenzione da parte di giornali e TV e prima ancora occorre che inizino a parlarne come di un vero sport e non come di una rissa, cosa che purtroppo accade ancora spesso”.

Fino ad oggi quale è stata la tua soddisfazione maggiore nelle MMA?

“Ti dirò, a me è rimasto nel cuore un match che feci da semi pro e che non compare nemmeno su Sherdog. 2 rirese da 4 minuti su un ring il 13 febbraio 2016 a “The Destroyers” a Boffalora Ticino contro Mihai Sirbu. È finito con un pareggio, lui ha vinto il primo round ed io il secondo. Ci siamo picchiati davvero selvaggiamente”.

Come rispondi a Fusi che ti accusa di parlare troppo?

“Col silenzio”.