07/06/2019

CHIARA SOLDI:

“GLI SPORT DA COMBATTIMENTO POSSONO E DEVONO ESSERE UNA PRESENZA COSTANTE SU LA GAZZETTA DELLO SPORT”.

Per la nostra serie di interviste su Bellator e gli sport da combattimento in Italia oggi incontriamo una giornalista del media sportivo main stream per eccellenza. Parliamo di Chiara Soldi de La Gazzetta dello Sport. Sul portale www.gazzetta.it scrive regolarmente di karate, judo, lotta e taekwondo; occasionalmente anche di MMA e Kickboxing. Lavora inoltre come inviata per Dazn e fino al 2016 ha combattuto nel karate shotokan anche a livello internazionale.

Chiara, come sei arrivata alle MMA dalle arti marziali tradizionali?

“Sono sempre stata attratta dagli sport da combattimento. Mio padre è un maestro di karate e mi ha avviato alla pratica sin da piccola ma non era chiuso verso altre discipline, ad esempio guardavamo insieme i grandi eventi di boxe quando la TV li trasmetteva. Mi piacciono quindi anche gli sport da combattimento più moderni, MMA comprese”.

Ultimamente stiamo cominciando a vedere un po’ di attenzione per le MMA sul portale de La Gazzetta. Tu per prima hai scritto qualche articolo su gli italiani che hanno combattuto in grandi eventi internazionali. Possiamo sperare che questo trend continui e si consolidi?

Lo spero vivamente. Lavorandoci dentro devo però dire che la mancanza di attenzione che c’è stata finora non è solo dovuta alla non conoscenza della disciplina. Adesso per fortuna ci siamo io e qualche altro collega che seguiamo questo sport. Servirebbe poi che i fans facciano più pressioni per avere spazio per le MMA. A questo va aggiunto però anche uno sforzo di pianificazione da parte delle federazioni che si occupano di sport da combattimento. Circa due anni fa FIJLKAM e FITA (Taekwondo) hanno fatto un investimento in spazi su www.gazzetta.it ed è nata la sezione fighting. Io non ho dati sui risultati ottenuti da queste due organizzazioni ma se dopo due anni continuano ad investire è evidente che un riscontro c’è stato. Anche le federazioni di sport da combattimento secondo me dovrebbero fare lo stesso ma non per lo zoccolo duro dei fans, quelli hanno i portali specializzati come riferimento. L’obiettivo è ritagliarsi una fetta di mercato tra il pubblico generalista che ancora non conosce questo sport o se lo immagina in maniera distorta.

Venendo dalle arti marziali per tutta la mia carriera agonistica ho sperato di vedere la mia disciplina su La Gazzetta. Quando capitava gli atleti erano euforici e ho visto reazioni simili anche tra gli atleti di MMA che ho intervistato. Del resto uscire in home page, soprattutto nel week end, vuol dire essere visti da milioni di persone”.

Cosa pensi in generale del panorama degli sport da combattimento in Italia e della presenza di Bellator nel nostro Paese?

Sono molto contenta che una top promotion mondiale sia già al suo settimo evento in tre anni nella Penisola, vuol dire che c’è continuità. L’unione di MMA e Kickboxing (che ha una grossa fan base) farà molto bene sul piano dell’attenzione del pubblico.

Allargando lo sguardo e cercando di capire quali sono le difficoltà dell’ambiente devo rilevare che la prima è la stessa che si riscontra nelle arti marziali ovvero che non si riesce mai a collaborare. Non costruiremo mai nulla di positivo finché continueremo a litigare perché c’è sempre quello più bravo di tutti, quello incompatibile con gli altri o quello che ha capito tutto solo lui.

C’è poi la già accennata chiusura mentale di tanta gente e posso dirti che il discorso vale anche per le arti marziali tradizionali. Molti dicono che sono sport violenti. Altri, se gli parlo di karate, mi tirano fuori i film d’azione. Se poi gli spiego che il karate sportivo è a contatto leggero di colpo cambiano idea e si mettono a dire che allora non è una cosa seria. Di contro se gli parli di sport a contatto pieno rispondono che quella è violenza. Bisogna far capire al grande pubblico che queste discipline hanno valori, un grande bagaglio tecnico e che probabilmente comportano più sacrificio degli altri sport. Guarda, posso dirti che ho parlato con Martin Castrogiovanni, ex capitano della nazionale, delle similitudini tra il rugby e gli sport da combattimento. Mi ha risposto che in entrambi c’è tanto sacrificio ma nella boxe e nelle MMA soffrono ancora più di noi”.

Vedi un contrasto tra gli sport da combattimento e le arti marziali?

“Questa conflittualità l’abbiamo sempre vissuta anche noi del karate al nostro interno. Ci sono i cosiddetti tradizionalisti (non solo nel karate ma in tutte le arti marziali) per i quali ogni tipo di sportivizzazione è la morte dell’arte e quindi noi che gareggiavamo non facevamo più karate ma qualcos’altro. Non bisogna crearsi questo problema. La parte culturale è giusto che resti, e comunque non sparisce dandosi alle gare, ma lo sviluppo è questo e lo devono accettare. Tra chi fa competizioni invece non vedo animosità verso gli sport da combattimento anzi, posso garantirti che ci sono campioni di judo e karate che seguono le MMA”.

Tra una settimana ci sarà Bellator 222 e nel main event ci sarà Lyoto Machida che si è sempre presentato come un praticante di karate shotokan. Cosa vedi di karate nel suo modo di combattere?

“Senz’altro la gestione delle distanze, quel lavoro di entrate ed uscite simile a quello utilizzato da McGregor. È una impostazione che si raggiunge solo dopo un lungo lavoro di condizionamento. Credo che questa sarà anche la chiave di lettura dell’incontro con Sonnen perché l’americano è un grappler e quindi c’è da aspettarsi che cerchi di chiudere la distanza mentre “the dragon” dovrà tenerla lunga per evitare di andare a terra”.