01/06/2019

“BELLATOR È UNA GRANDE OPPORTUNITÀ...

...PER LE MMA ITALIANE MA BISOGNA CAMBIARE MENTALITÀ” - MANOLO MACCHETTA.

Manolo Macchetta è l’editor dei due più vecchi portali di settore italiani, Grappling Italia ed Italian MMA, che da 12 anni tengono aggiornati i fans italiani di queste due discipline. Non poteva quindi mancare nella nostra serie di interviste coi più importanti blogger italiani del fighting.

Manolo cosa pensi del ritorno di Bellator in Italia e della scelta di tenere l’evento nella tua Milano?

“Sono molto contento perché Bellator mi piace sotto diversi punti di vista. Scott Coker è sempre riuscito, senza creare hype pazzeschi, a realizzare delle belle story line già ai tempi di Strikeforce. Il livello tecnico della promotion poi si è alzato tantissimo negli ultimi anni, il match making è fatto molto bene. Io personalmente ritengo poi molto interessante lo spazio che danno ai giovani atleti. Lo dico non solo perché rappresentano il futuro di questo sport ma anche perché trovo spesso molto belli da vedere questi combattimenti. Il fatto è che quando si incontrano due atleti non famosi entrambi sanno poco del loro avversario e lo vanno letteralmente a “testare” nelle prime fasi del match. Questo fa sì che tante volte si vedano cose straordinarie in under card.

Mi piace molto anche l’abbinata MMA-Kickboxing. Molti “puristi” storcono il naso ma sbagliano. La Kickboxing in Italia ha una lunga tradizione e tantissimi fans. Un evento con entrambe le discipline può permettere a tanti appassionati di Kickboxing di scoprire anche la bellezza delle MMA ed ampliare la base di spettatori delle arti marziali miste”

Cosa vuol dire per il movimento italiano delle MMA poter contare su una presenza costante di Bellator?

“Avere in casa una top promotion mondiale non per una toccata e fuga ma in modo continuativo serve per creare un bacino di fans “generici” e non “hardcore”. La differenza fondamentale non è solo la competenza tecnica ma anche il saper distinguere un evento di qualità da uno che non lo è. Capita di vedere anche in TV, ed ovviamente nei piccoli eventi locali, dei match di livello davvero bassissimo. Il rischio è che lo spettatore mainstream attratto dalle MMA non sappia distinguere e che creda che tutto il mondo delle MMA sia così. Grandi eventi come Bellator sono poi in grado di attirare attenzione mediatica e, con la loro qualità, invogliare più gente ad avvicinarsi alla pratica cercando una palestra nella propria città. Infine, eventi di grande qualità danno credibilità esterna al nostro sport”.

Credi quindi che Bellator abbia davanti un futuro di successo in Europa?

“A differenza delle altre top promotion Bellator sta entrando in vari paesi nel mondo con card di alto livello. È una strategia interessante ed intelligente. Ad esempio l’aver lasciato scoperta l’Asia ha permesso lo sviluppo di una grande realtà locale. Del resto Cocker è un mostro del network, saprà sicuramente aprirsi il mercato”.

La card è ancora tutta da definire a parte le presenze di Sakara e Allazov. Tu chi sogni di vedere in azione a Milano?

“Di sicuro Scatizzi, un personaggio che può dare molto alle MMA italiane, e poi Stefano Paternò che conosco bene ed è fortissimo. Spero soprattutto in tante sfide tra italiani e stranieri, con abbinamenti equilibrati come ha fatto fino adesso Bellator. Per il resto la presenza di Sakara nella card sicuramente catalizzerà una grande attenzione, anche sui media mainstream. Personalmente mi piacerebbe vederlo confrontarsi contro un fighter della sua età che abbia come lui anche un passato di un certo rilievo”.

Il recente aumento del numero di atleti italiani sotto contratto nelle top promotions mondiali è solo un momento felice o dietro c’è un movimento strutturato che ne beneficerà con un’ulteriore crescita?

“Non so se si può già dire che il Mondo si sia accorto delle MMA italiane ma certo avere tanti atleti che girano e fanno risultati è importantissimo. Per ora comunque le top promotions considerano paesi come il nostro mercati interessanti ma per i nostri atleti hanno tutt’altro che un occhio di riguardo. Intendo dire che spesso gli propongono abbinamenti troppo squilibrati oppure li chiamano come rimpiazzi di un infortunato con solo una settimana d’anticipo. In questo però Bellator è già diverso perché comunque qui organizza eventi.

Parlando invece del panorama italiano devo purtroppo constatare che più vado avanti più vedo divisione nel movimento. Ci sono varie realtà che non van d’accordo e questo non fa bene al mercato. La cosa più logica da fare sarebbe quella di allargare la torta invece di rubarsi le fette. Ad oggi abbiamo fighters che hanno paura di combattere in una promotion per non inimicarsene delle altre, queste cose ostacolano la crescita delle MMA italiane.

Un altro problema invece è il marketing. Lo dico da professionista del campo, in Italia purtroppo siamo indietro tantissimo. Quasi nessuno pianifica campagne di marketing o ha un ufficio stampa, compresi quasi tutti gli eventi con match pro. Io lo so bene perché come blogger faccio fatica ad avere informazioni. I promoters e le federazioni spesso mandano solo una locandina ed a volte nemmeno quella. Di un comunicato stampa manco a parlarne, spesso richiedo delle foto e non me le mandano. Mi rendo conto che queste attività hanno un costo ma è indispensabile cambiare rotta anche da questo punto di vista altrimenti non cresceremo mai”.